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News

 
La Pallanuoto alle olimpiadi - 5° puntata      
Prosegue con la pallanuoto la serie di considerazioni sui risultati di Pechino. L'analisi di Angelo Rossi con i commenti del vice presidente Bruno Caiazzo e dei consiglieri Antonio Recano e Aldo Genua  

29/09/2008
Anatomia di una sconfitta. Troppo evidente, ai limiti della vergogna, la delusione patita dalla Nazionale azzurra di pallanuoto ai Giochi di Pechino. Il peggior piazzamento della nostra storia è il dato più eloquente che testimonia il fallimento della spedizione. Scelte sbagliate, giocatori poco motivati e fuori condizione, l'età  media avanzata e un processo di ringiovanimento che non vuole proprio partire.
Sono tante, molteplici, le cause della sconfitta. E varie sono le opinioni degli addetti ai lavori. Anche se su un punto siamo tutti d'accordo: peggio di così non si puಠandare. Qualsiasi processo di rinnovamento potrebbe portare soltanto dei benefici alla Nazionale e al movimento intero, che rischia ora una pesantissima caduta d'immagine e di interesse a livello nazionale.
C'era una volta il Settebello, adesso ci sono soltanto delle macerie.
Ricostruire è la parola d'ordine, facendo tesoro degli errori commessi nel passato e nel presente. L'analisi non puಠnon partire dal nostro campionato: drogato dal mercato del Recco, falsato dagli stessi liguri che fanno corsa a sà© togliendo quindi ogni forma di rivalità  e di competizione al torneo.
Si parte e già  si sa chi vince. Il Recco come l'Inter del calcio: tra stranieri e naturalizzati, ha ben cinque giocatori che non sono italiani, più di mezza squadra. Tanti, troppi. "Non voglio andare a mettere il naso in casa d'altri - spiega il vicepresidente del Posillipo, Bruno Caiazzo - ma quando in Federazione o in Lega mettevo tutti in guardia sui pericoli che rischiava la nostra pallanuoto a livello di Nazionale, pochi mi ascoltavano. Se una società  sbaraglia il mercato con cifre folli, prende tutti i giocatori disponibili pur di toglierli alle altre formazioni, ha più di mezza squadra composta da stranieri, mi dite quale competizione e sana rivalità  puಠesserci in un campionato? E' chiaro che un torneo più o meno equilibrato produce maggiore vivacità  e interesse, come siamo messi adesso invece assistiamo allo strapotere del Recco a livello nazionale e internazionale di club, e alle brutte figure con la Nazionale. Non è vero che tanti stranieri e naturalizzati possono fare la fortuna di una società : annientano i vivai e rallentano la crescita dei giovani. Io per primo avevo proposto di ridurre al minimo il numero degli stranieri, imponendo per ogni naturalizzato presente in squadra almeno due under 20 ma non sono stato ascoltato".
I giovani, appunto. Ecco l'alternativa, ecco la scorciatoia per restare comunque competitivi. Il Posillipo è stato il primo club, da due anni a questa parte, a puntare sul proprio vivaio e a non andare indietro alle cifre folli di mercato.
Antonio Recano e Aldo Genua, consiglieri alla pallanuoto, difendono la politica del sodalizio rossoverde: "Nessuno potrà  fregiarsi di un'iniziativa simile, siamo stati noi a tracciare la strada. Riteniamo che non ci siano alternative al pazzo mercato se non quelle di puntare sul tesoro che ogni club riesce a produrre. Quando il Posillipo ha detto che avrebbe puntato sui giovani, ci hanno accusato di voler affossare la pallanuoto. Dimenticando invece che la storia di questa squadra l'hanno fatta proprio i ragazzi cresciuti con noi: i Fiorillo, i Porzio, i Postiglione, i Fiorentino"¦ In scala maggiore questo discorso investe anche la Nazionale: se non assicuriamo un ricambio generazionale e non facciamo crescere i nostri giovani, l'Italia non tornerà  mai ai livelli di qualche anno fa".
 
Angelo Rossi

 
 

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