TRIATHLON: VERONICA YOKO PLEBANI OSPITE AL CIRCOLO

06/07/2020 In News, Triathlon

L’ATLETA NAZIONALE DI PARATRIATHLON È STATA OSPITE DEL POSILLIPO PER GIRARE ALCUNE SCENE DEL DOCUMENTARIO “CORPO A CORPO”

Il Circolo Nautico Posillipo ha con onore ospitato questa mattina nei suoi saloni e nelle acque di Posillipo, Veronica Yoko Plebani, atleta della nazionale di paratriathlon che ha scelto i luoghi del Circolo per girare alcune scene del documentario “Corpo a corpo” (regia di Maria Iovine – Age d’or produzione), ritratto di una giovane donna di ventiquattro anni, nata in provincia di Brescia con una grande voglia di affermarsi e di lasciare un segno.

Veronica Yoko Plebani al Circolo (1)Ad accoglierla al Circolo Posillipo, il Presidente Vincenzo Semeraro e il vicepresidente sportivo Antonio Ilario mentre ad accompagnarla e affiancarla, nuotando con lei, nella sua visita al Posillipo il dirigente del settore triathlon Neil Macleod, nonché Project Manager del settore Paratriathlon per la Federazione Italiana Triathlon della cui rappresentativa nazionale Veronica è elemento di punta.

Siamo fieri e orgogliosi che un’atleta come Veronica abbia scelto il nostro Circolo per girare alcune scene del suo racconto di vita, che si lega a doppio filo con lo sport”, ha detto il Presidente Semeraro.

Veronica aveva solo 15 anni quando una meningite batterica l’ha costretta a letto per un anno in bilico tra la vita e la morte. Il suo corpo è stato segnato per sempre, ma Veronica non si è mai persa d’animo: ha trasformato in opportunità la sua terribile malattia. Dopo aver rappresentato la nazionale italiana alle Olimpiadi Invernali di Sochi 2014 nella specialità dello Snowboard e a Rio 2014 nel Kayak, si sperimenta nel triathlon, uno sport composto da tre frazioni: nuoto ciclismo e corsa.

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SCHERMA: IL PRESENTE E IL FUTURO DELLA SCIABOLA MASCHILE

28/06/2020 In News, Scherma, Sciabola

DA ANYGIVEN SUNDAY – intervista di Luca Giovangiacomo a Luca Curatoli

Abbiamo raggiunto Luca Curatoli, classe 1994, napoletano, uno dei membri della squadra di sciabola maschile già qualificata per Tokyo 2020. Non solo, Luca rappresenta oggi il presente ed il futuro della sciabola italiana.

Allenato dal fratello Leonardo Caserta, è cresciuto al prestigioso Posillipo dove si è allenato insieme a Diego Occhiuzzi (argento individuale alle Olimpiadi). Luca ha già al suo attivo 1 oro, 1 argento e 3 medaglie di bronzo ai mondiali (di cui una individuale), 4 medaglie d’argento e 2 bronzi (uno individuale) agli europei. La sua prima vittoria in Coppa del Mondo nel 2017 a Mosca, a casa dei russi, un Grand Prix con punteggio doppio. Città con la quale Luca pare avere un feeling particolare avendo vinto sempre a Mosca anche i Mondiali a squadre nel 2015, 20 anni dopo l’ultimo successo datato 1995 quando nella squadra del tempo c’era un certo Raffaello Caserta, altro fratello di Luca, che fu artefice di una clamorosa, inaspettata e fantastica rimonta che consentì all’Italia di conquistare l’oro.

Questa settimana si è tenuto il primo collegiale della nazionale assoluta di sciabola maschile. Come è stato riprendere e come è stato rivedere i tuoi compagni di squadra?
La settimana di ritiro di sicuro ci voleva, è stata la prima occasione per rivedere i compagni e di condividere un po’ i pensieri su questo momento che abbiamo passato e ritrovare la giusta carica. Per fortuna siamo molto legati tra noi ed è stato davvero divertente trascorrere un po’ di tempo insieme e di ricominciare ad allenarci e tornare alla normalità.

Il periodo di stop forzato è stato lungo. Come sei riuscito a mantenerti in forma?
La fortuna è stata quella di avere un piccolo terrazzo che ho reinventato un po’ come palestra, ordinando anche qualche attrezzo online, e rimanendo in costante contatto telefonico con il mio maestro Leonardo Caserta e il mio preparatore atletico Roberto De Cesare che mi hanno di certo aiutato in questo periodo non semplicissimo per un atleta.

La stagione che si è interrotta bruscamente ti vede quarto assoluto nel ranking mondiale. Qual è il tuo bilancio personale?
Il bilancio è sicuramente positivo, considerando il mondiale scorso e le prime gare non posso nascondere che mi trovavo in un buon periodo di forma, dovrò essere bravo a sfruttare questo periodo per crescere per poter dare sempre di più.

La squadra è qualificata a Tokyo2020. Come influisce il posticipo di un anno?
Sarei ipocrita a non dire che il posticipo delle Olimpiadi mi è dispiaciuto essendomi guadagnato il pass olimpico sul campo, e dato che già stavo assaporando quei momenti che avevo solo sentito raccontati perché mai vissuti. Ma con la giusta razionalità era la cosa migliore da fare dato il momento che stiamo vivendo, cercherò di fare in modo di arrivare ancora più pronto avendo un anno in più per prepararmi e lavorerò duro per questo.

Montano avrà 42 anni ed ancora pare non abbia preso una decisione certa sul esserci o no. Cosa significa per te avere un atleta del suo calibro all’interno del team? Aldo non può che essere una grande fonte di ispirazione,la sua voglia e determinazione è invidiabile, dispiace questo rinvio anche perché rende il suo futuro leggermente più incerto,ma sono sicuro che farà di tutto per esserci e lo dimostrerà sul campo.

Se la partecipazione a squadre è sicura quella individuale ancora non è stata defnita dal CT Sirovich. Come incide tutto questo sul tuo modo di affrontare la stagione?
Il mio obiettivo sarà quello di partecipare anche alla gara individuale oltre che a quella a squadre. Io penso ad allenarmi e dare il massimo in pedana, ho sempre fatto così e credo sia il modo più giusto per arrivare a perseguire i propri obbiettivi e sogni.

Sei allenato da tuo fratello Leonardo (Caserta). Com’è il rapporto con lui?
Il rapporto con Leo è molto particolare, ad essere onesto non saprei come definire il nostro rapporto, se più di fratellanza o di maestro/atleta, di certo siamo molto affiatati ed entrambi molto pignoli. Ci diamo la carica a vicenda per affrontare i momenti più difficili e questo è uno dei nostri punti di forza.

Un altro fratello, Raffaello Caserta, è stato medaglia olimpica ed ha vinto numerosi titoli tra europei e mondiali. Senti il peso del confronto con lui o è piuttosto uno stimolo?
Mio fratello Raffy è sicuramente la persona per la quale ho iniziato a fare questo sport, ricordo che da piccolo durante le gare che vedevo in tv urlavo nello schermo e tifavo pensando che lui potesse sentirmi. Di certo il confronto con lui è molto stimolante, è stato un grande campione e spesso mi da dei consigli post gara o prima avendo anche lui molta esperienza. Non ho mai sentito pressione perché so che sono sostenuto in ciò che faccio dai miei fratelli e dalla mia famiglia e questo mi da molta carica agonistica e mi stimola a fare bene.

Qual è il tuo programma nei prossimi mesi?
La mia intenzione è quella di allenarmi fino alla fine di Luglio come se fosse una stagione normale che termina con il mondiale, per poi ripartire a settembre sperando che la situazione gare e nuova stagione sarà più definita, l’obbiettivo è quello di farsi trovare pronto a ricominciare sin dai primi di ottobre poi si vedrà.

Hai un atleta a cui ti ispiri (non necessariamente uno schermidore)?
Al di fuori del mondo schermistico mi piace molto Nadal e come ha saputo cambiare il suo modo di giocare e migliorarsi in molti aspetti , è una cosa alla quale punto anche io, sento di poter migliore ancora molto e spero di riuscirci al più presto.

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CANOA: CORSI DI CANOA E CANOA POLO

16/06/2020 In Canoa, News

Riprendono i corsi di Canoa e Canoa Polo al Circolo Nautico Posillipo

I corsi si terranno nella sede del Circolo in via Posillipo dalle 9.00 alle 13.00 dal lunedì al venerdì e sono aperti ai ragazzi e alle ragazze dai 9 ai 14 anni.

Per informazioni e iscrizioni rivolgersi alla segreteria del Circolo: 081 5751282

Corsi di Canoa 2020| Area Comunicazione

CASA SOCIALE: FESTA DEL PORTOGALLO AL CIRCOLO POSILLIPO

14/06/2020 In Casa Sociale, News

L’EVENTO SU IL ROMA DEL 14-06-2020
In occasione dell’incontro operativo della rappresentanza campana dei consoli componenti la “Fenco”

Al Circolo Nautico Posillipo mercoledì è andato in scena l’incontro operativo della rappresentanza campana dei consoli componenti della Fenco-Federazione nazionale dei Diplomatici e Consoli esteri in Italia per sviluppare il progetto denominato “Il tavolo della diplomazia e la diplomazia a tavola”.

In tale occasione si è onorata la festa nazionale del Portogallo, in presenza del console onorario del Portogallo Maria Luisa Cusati, con un pranzo conviviale caratterizzato da degustazioni delle migliori tradizioni culinarie del Portogallo.

L’incontro è il primo di una serie di momenti al Circolo Posillipo con l’obiettivo di creare un appuntamento fisso che vedrà di volta in volta riuniti esponenti della diplomazia, delle istituzioni, dello sport, della cultura, dell’economia, delle arti e delle professioni, attraverso un confronto e una conoscenza reciproca tra i vari paesi e l’Italia, in particolare Napoli e il Mezzogiorno, quale contributo per lo sviluppo di relazioni internazionali e nuove opportunità.

La scelta del Circolo Posillipo è dettata sia particolare bellezza del luogo sia dalla sua storia e dalla sua naturale vocazione di sbocco sul mare, quale riferimento alla particolare attenzione ai paesi del bacino del Mediterraneo. Il legame tra Fenco e Circolo Posillipo, grazie all’avvocato Gennaro Famiglietti, console della Repubblica di Bulgaria, coordinatore nazionale della Fenco e socio del sodalizio di via Posillipo, si era già consolidato in occasione della seconda edizione del “Premio Posillipo, Cultura del Mare”, reso internazionale dalla consegna di riconoscimenti alll’ambasciatore della Repubblica di Malta, Vanessa Frazier, e all’ammiraglio James Foggo, nuovo comandante della Nato a Napoli.

All’incontro al Posillipo erano presenti l’avvocato Famiglietti con l’autorevole presenza di Beya Ben Abdelbaki Fraoua, console della Tunisia; l’avvocato Eugenio Maria Patroni Griffi, console onorario dell’Austria; l’avvocato Gennaro Danesi, console onorario del Nicaragua; il dottor Francesco Cossu, console onorario dello Zambi; la professoressa Maria Luisa Cusati, console onorario del Portogallo; l’avvocato Mario Luiz Piccaglia De Menezes, console onorario del Brasile; Maria Grazia Alvarez Rodriguez, console onorario dell’Ecuador; l’avvocato Carmine Capasso, console onorario dello Sri Lanka; l’avvocato Francesco Napolitano, console onorario della Mauritania; il dottor Giuseppe Genovese, console onorario del Belgio; il dottor Vincenzo Russo, console onorario della Lituania; l’avvocato Francesco Gala Trinchera, console onorario del Montenegro; il presidente del Circolo Posillipo Enzo Semeraro, i vicepresidenti Antonio Ilario e Antonio Parente e alcuni membri del Consiglio direttivo, tra cui Filippo Smaldone, Gianluca De Crescenzo, Sergio Campodonico, Pippo Russo e il dottor Aldo Arcangioli, Ceo di “UnicoEnergia”.

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IlRoma-14-06-2020

PALLANUOTO: ILARIO “IL POSILLIPO SARÀ COMPETITIVO E MASSIMO DI MARTIRE RESTA”

10/06/2020 In News, Pallanuoto

DA “WATERPOLO DEVELOPMENT WORLD

Non lotterà per lo scudetto, ma il Posillipo è intenzionato a costruire una squadra competitiva per la salvezza e forse anche per qualcosa in più, nel prossimo campionato di A1. Lo conferma il vice-presidente Antonio Ilario, che inizia la chiacchierata con Waterpolo Development con una notizia: “Dopo la conferma di Paride Saccoia e il ritorno di Zeno Bertoli – afferma il dirigente rossoverde – posso dire che anche Massimo Di Martire resterà con noi. Sono operazioni importanti, abbiamo spazzato via l’aura negativa che si voleva far crescere attorno al Posillipo e che sinceramente non so a chi potesse giovare. Circolavano tante voci su di noi, in quel periodo abbiamo evitato di fare commenti e ci siamo messi al lavoro: abbiamo concluso queste operazioni, ci auguriamo di finalizzarne altre”. Ilario non si sbilancia, ma il Posillipo ora aspetta le decisione di Giampiero Di Martire circa il proprio futuro – il talento del 2001 potrebbe andare a studiare negli Stati Uniti, nella prestigiosa UCLA – e deve arricchire il suo roster almeno con un portiere (Gianluca Cappuccio e Enrico Caruso i candidati) e un centroboa.

Antonio Ilario

Antonio Ilario

Intanto radiomercato riferisce che il circolo rossoverde ha resistito al forcing dell’Ortigia per il portiere classe 2003 Roberto Spinelli, destinato ad avere un minutaggio maggiore nella prossima stagione. Il Posillipo, inoltre, è in contatto con l’attaccante statunitense Max Irving, già in rossoverde nella stagione 2017/18, a cui però sembra interessato anche l’Olympiacos. E non è escluso che qualche rinforzo possa arrivare anche dalla sponda slava dell’Adriatico. “Dei dettagli tecnici si occupa coach Roberto Brancaccio – dice Ilario – noi forniamo un supporto generale. Vogliamo costruire una squadra che sia migliore e più competitiva di quella della scorsa stagione. Poi le pedine le sceglie l’allenatore, anche in questa fase”. Tra gli obiettivi dei rossoverdi anche il pieno recupero di Gianluigi Foglio, difensore classe ’95 bloccato negli ultimi due anni da una malattia ormai superata (“sarebbe un rientro importante”, spiega Ilario) e il sogno Vincenzo Renzuto, attualmente senza squadra e in trattativa con lo Jug.

Al Posillipo farebbe molto piacere accoglier nuovamente Vincenzo, ma il suo ritorno dipende da vari fattori…” spiega Ilario con una allusione alla necessità di Renzuto di giocare in una squadra impegnata anche in Europa che gli permetta di mettersi in mostra in vista della serrata competizione per un posto nel Settebello alle Olimpiadi di Tokyo. A prescindere da Renzuto, Ilario assicura che il Posillipo sarà competitivo in un campionato che, con l’introduzione dell’autoretrocessione, potrebbe diventare molto duro, soprattutto nella seconda metà della classifica. “Il Posillipo vuole dimostrare di non volersi arrendere prima di combattere – conclude Ilario -. Vogliamo far sì che non ci siano ostacoli oltre a quelli tecnici, speriamo anche negli aiuti promessi dal Comune per i costi delle piscine. Se saremo l’unica formazione napoletana in A1 ci farebbe piacere non essere maltrattati dall’amministrazione”.

nella foto di Marina Carascon: Massimo di Martire

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PALLANUOTO: AMARCORD ROSSOVERDE, POSILLIPO CAMPIONE D’EUROPA 22 ANNI FA A ZAGABRIA

09/06/2020 In Pallanuoto

DA IL MATTINO DEL 8 GIUGNO 2020 di Diego Scarpitti

Posillipo 98
Quel giorno sulla vetta d’Europa. Una grande pagina di storia a tinte rossoverdi, un derby italiano in terra straniera. Correva l’anno 1998. Le foto di 22 anni fa, preziose e suggestive, appaiono nel loro profondo significato. Non operazione nostalgia ma il tentativo di scavare nei cassetti della memoria e riportare alla luce un successo indimenticato. Dopo la vittoria alla Scandone dell’anno precedente (5 aprile 1997 versus Mladost), il Posillipo del compianto Paolo De Crescenzo «signore degli scudetti, delizioso maestro di vita e di sport, sublime professore di pallanuoto», come ricorda Franco Esposito con il suo tratto fine e inconfondibile, segnava il bis.

Campioni d’Europa Milan Tadić, Marcello De Georgio, Tamás Kásás, Franco e Pino Porzio, Francesco Postiglione, il mancino Gergely Kiss, Fabio Galasso, Luca Giustolisi, Fulvio Di Martire, Carlo Silipo, Fabio Bencivenga, Antracite Lignano, che superarono 8-6 il Pescara di Manuel Estiarte, Francesco Attolico, Amedeo Pomilio, i fratelli Alessandro e Roberto Calcaterra, Sandro Bovo. Della compagine posillipina presenti e festanti il fisioterapista Silvio Ausiello, il medico Maurizio Marassi, il preparatore Dino Sangiorgio, il dirigente Gianni Grieco.

«La vittoria sancì la nostra doppietta. Ci tenevamo alla conferma con quel gruppo. Il trionfo non certo emotivamente coinvolgente come Napoli l’anno precedente», ricorda Silipo. «Situazione a tratti surreale, perché il pubblico di casa sperava di vedere Mladost Zagabria in finale per una possibile rivincita». Così non avvenne. «Vigilia pensierosa. Gli abruzzesi eliminarono i croati in semifinale e fu una vera sorpresa», ammette il gigante napoletano. «Ci imponemmo con due gol di scarto, gestendo abbastanza bene l’andamento della sfida», sottolinea l’oro olimpico a Barcellona’92, poi bronzo ad Altanta’96. «Rivedendo quelle immagini traspare una squadra serena: alle spalle c’era una società presente. E poi tanti soci al seguito, anche in trasferta. L’immagine più nitida e bella la vicinanza del circolo e della dirigenza dell’epoca», afferma l’Hall of Fame. Festeggiamenti al ristorante di Zvonimir Boban (sì proprio lui, «Zorro», che alzò la Coppa dalle grandi orecchie con la maglia del Milan nel 1994). «Cena simpatica con più di 50 soci in un clima gioioso».

Da incorniciare il 6 giugno nel calendario posillipino. Gli storici ricorderanno, invece, la morte di Camillo Benso conte di Cavour, avvenuta in quello stesso giorno nel 1861. «Sempre particolari le vittorie del Posillipo. Tensione naturale alla vigilia. Indimenticabili resteranno le tre Champions (1997, 1998, 2005 unitamente a Silipo e Postiglione) vinte con una squadra non costruite al computer ma sulla passione, lo spirito di sacrificio, la voglia di fare e di aiutare i propri compagni. Una formazione non assemblata con l’algoritmo. E’ sempre stato il cuore a fare la differenza nei momenti di difficoltà», rammenta Bencivenga, il «drago di Curti», centroboa dalle lunghe leve.

A richiamare l’aneddoto più stuzzicante Postiglione, con il «paraustiéllo» adatto per la circostanza del tempo, scelto sapientemente da Pino Porzio. «Amma tirà a varc osciutt», disse il giocatore napoletano (sportivo italiano più vincente di sempre), che conquisterà l’Eurolega 7 anni dopo anche da allenatore. «Una metafora calzante per indicare l’ultimo sforzo da compiere. Come il pescatore solito nell’atto di portare il pescato a riva e trascinare a dovere le reti, così il Posillipo doveva compiere l’ultimo atto: alzare la coppa e portarla a casa. E così avvenne, al termine di un match tirato e con una grande prestazione di Fulvio Di Martire», argomenta l’attuale vicepresidente Fin.

Alla sirena l’indicibile esultanza e il tuffo in acqua di Vincenzo Di Laurenzio, figlio di Salvatore, arbitro di serie A1, a raggiungere quel Posillipo stellare, stabilmente sul tetto d’Europa.

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PALLANUOTO: IL NOSTRO ATLETA MARCELLO CALÌ LAUREATO IN INGEGNERIA AEROSPAZIALE

05/06/2020 In News, Pallanuoto

CONCLUSA BRILLANTEMENTE LA PRIMA FASE TRIENNALE DEL CORSO DI STUDI

Marcello Calì

Marcello Calì

Marcello si è laureato in Ingegneria Aerospaziale con la votazione di 110 e lode chiudendo i primi tre anni del corso di studi presso l’Università Federico II di Napoli. Ha intrapreso nell’anno in corso 2019/20 un progetto di nove mesi in Erasmus come svoglimento esami e preparazione tesi presso l’ Universidad de Sevilla.

Per questo motivo nella stagione agonistica chiusa per lockdown ha giocato e vinto il campionato di Segunda Nacional con la Waterpolo Sevilla, promossa ufficialmente in Primera Liga.

Con la calottina del CN Posillipo ha vinto una medaglia di bronzo con la categoria Under 20 nelle Finali del 2018 (da capitano). Ha inoltre giocato per un anno in prestito alternativo alla RN Arechi in Serie A2.

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PALLANUOTO: DA SACCOIA CHE CONFERMA A BERTOLI CHE RITORNA, COSÌ SI COMPONE IL POSILLIPO

05/06/2020 In News, Pallanuoto

IL VICEPRESIDENTE ILARIO: «LO SPORT È IL CUORE DEL NOSTRO SODALIZIO»

Arrivi e conferme in casa della Pallanuoto Posillipina: la squadra rossoverde dà infatti il benvenuto, o meglio il bentornato, a Zeno Bertoli, primo acquisto della stagione che, dopo il rinnovo del capitano Paride Saccoia, va componendo la squadra che affronterà il prossimo campionato, dopo la fine anticipata dell’ultimo.

Bertoli, nato e cresciuto pallanuotisticamente nel Posillipo, dopo cinque stagioni con la calottina dell’AN Brescia torna dunque a casa e va a rinforzare la rosa a disposizione di Roberto Brancaccio. Classe ’88, il difensore napoletano proprio col Posillipo ha alzato al cielo l’Euro Cup del 2015 (nella finalissima contro l’Acquachiara). Trofeo, quello conquistato dinnanzi a quasi 5000 spettatori, che ha bissato l’anno successivo con la Leonessa d’Italia, società con la quale ha raggiunto più volte la Finale Scudetto e per tre anni di fila (2017-2019) le Final Six di Champions League.
Bertoli annovera, poi, oltre 50 presenze con il Settebello, culminate nel 2010 con l’argento agli Europei di Zagabria.

Antonio IlarioIl nostro obiettivo è creare un gruppo compatto, fatto da un lato di giovani leve da accompagnare in una crescita già avviata e dall’altro di giocatori affermati, di valore ed esperienza”, il commento del vicepresidente sportivo del Posillipo Antonio Ilario: “Lo sport è il cuore del nostro sodalizio e affronteremo la stagione che verrà con la voglia e la carica giusta per ridare al nostro Posillipo in pochi anni, il posto e la gloria che merita“.

foto di copertina: Zeno Bertoli

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“IL RISVEGLIO DI PARTENOPE” DI MARIAFELICIA CARRATURO

02/06/2020 In Casa Sociale, News

IL LIBRO SCRITTO DA MARIAFELICIA CARRATURO, L’ATLETA SPESSO OSPITE DEL CIRCOLO PER I SUOI ALLENAMENTI CHE L’HANNO PORTATA A BATTERE IL RECORD DEL MONDO DI APNEA

La felicità è l’emozione di sapere che qualcosa arriva ogni giorno, che arriva un altro momento ed è la mia vita. La felicità è il frutto di quella libertà, che ci conduce all’emancipazione”
“Scopro che mi piace andare sott’acqua e che sono molto portata … Nessuno capisce che là sotto mi sorridono il cuore e l’anima. Nessuno mi vuole ascoltare quando racconto che là io respiro, che mi sembra di volare, che il silenzio mi da’ pace e che quel tempo, dedicata solo a me stessa mi rigenera

Il Risveglio di Partenope Mariafelicia CarraturoHo cominciato a leggere tantissimi libri, non tutti li ho finiti, tanti li ho letti con vero piacere, di pochissimi ne ho acquistato più copie da regalare. Questo è uno di quei pochisismi: perché è scritto bene, ma soprattutto perché ha molto da dire alla mia generazione e non solo.

Ho pensato a lungo a come racchiudere in una sola parola questo prezioso libro di Mariafelicia Carraturo, un lungo racconto autobiografico, scritto di getto come un diario di un’adolescente ma impreziosito da saggie citazioni (mai fuori posto) di Vangeli, Baudelaire e Gibran, tante sottolineature a matita di frasi che vuoi ritrovare rapidamente in una seconda lettura. Alla fine ho scelto: appartenenza.

Sì, questo è un racconto di appartenenza.

Chi è della sua generazione, come me, sa di cosa sto parlando. Siamo nati appartenendo ai nostri genitori e a una storia familiare che non lasciava molta libertà di azione al nostro futuro, anche quando un genitore – il papà nel suo caso – è scomparso troppo presto e ciò che lui desidera per noi è solo una nostra proiezione. E poi siamo cresciuti appartenendo a una società e a dei passi obbligati che prevedevano lo studio, un lavoro a una scrivania, un matrimonio e dei figli.

Mariafelicia, che secondo i canoni di appartenenza alla società è una donna realizzata se non addirittura benedetta dalla nascita di due splendidi bambini, sente che c’è qualcosa fuori posto. E così quasi per caso, incontra il mare. E scopre un’altra appartenenza, una più forte e autentica: quella a se stessa e al suo talento da esprimere, della sua emenacipazione e della sua libertà.

Mariafelicia ritrova se stessa nella gioia di immergersi sempre più giù e nel compiere con una certa naturalezza ciò tanti fanno con enorme sforzo.

Mariafelicia Carraturo

Mariafelicia Carraturo

Il tutto a quasi 40 anni, un’età in cui la maggior parte di noi si sente comodo (o si accontenta?) di ciò che a creato e la smette di scalciare. Invece lei scalcia, o meglio pinneggia felice fino a meno 133 metri (avete letto bene: centotrentatre), e poi omologa il record di assetto variabile con la monopinna: 115 metri in 3 minuti e 4 secondi, recordi mondiale, la più adulta donna italiana ad aver mai omologato un primato mondiale (record nel record). Nonostante i dubbi affettuosi delle persone care, i rischi per la salute e la burocrazia e gli alti costi di uno sport povero.

La sua è di certo una grande storia di sport, di quella che andrebbe raccontata in una puntata di “Sfide”, quel programma Rai, ma è, come quasi sempre accade con le storie di sport, una grande storia umana, fatta di alti e bassi , di paure terrene e fede divina. Proprio la spiritualità – Mariafelicia ci tiene molto a distinguere fede dalla mera pratica religiosa – occupa una parte importante di questo libro e di questa vita, perché Mariafelicia continua a cogliere i segnali positivi che la vita le manda dal giorno in cui ha incontrato il mare e le sua profondità.

Viviamo tempi di grande smarrimento, di insicurezza che attanaglia tutte le generazioni. Per questo consiglio vivamente la lettura di questo libro non solo “a chi si trova nel mezzo del cammin di nostra vita” e può trovarvi l’ispirazione per tuffarsi nei propri sogni e cambiare i propri destini, ma anche ai più giovani, perché capiscano prima possibile che la vita appartiene solo a loro stessi e va vissuta con pienezza e incanto ogni giorno.

Auguro a Mariafelicia, la sirena Partenope delle Universiadi napoletane, ogni successo. E spero che l’editore Guida condivida con me l’idea che questo libro, nato con l’umile intento di voler mettere su carta le emozioni di una vita, ha tutte le potenzialità di raggiungere la più ampia delle platee, forse proprio per questo suo raccontare una storia tanto eccezionale con grande semplicità.

Alberto Corbino

Alberto Corbino, scrittore, docente sviluppo sostenibile, presidente Fondazione Cariello Corbino

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