A Lino
Ci sono persone che attraversano una vita lasciando semplicemente un ricordo, e altre che lasciano un’eredità. Lino appartiene a queste ultime.
Per me è stato, prima di tutto, un uomo del Posillipo. Le sue radici, profondamente legate alla collina e al mare di Posillipo, hanno formato il suo carattere e il suo modo di vivere il canottaggio: con passione, eleganza, rispetto e amore autentico per questo sport.
Negli anni Sessanta il canottaggio era molto diverso da quello che conosciamo oggi. Non esistevano ancora i grandi campioni olimpici e mondiali che riempiono le cronache sportive. Esistevano uomini che, con il loro talento e il loro esempio, diventavano gli eroi delle giovani generazioni. Tra questi c’erano Giugno e Cremonese, punti di riferimento per tutti noi, e Lino apparteneva pienamente a quella generazione di atleti che contribuì a far crescere il prestigio del canottaggio campano e italiano.
Chi ha avuto la fortuna di remare con lui ricorda ancora la sua tecnica raffinata, la straordinaria sensibilità nella conduzione della barca e quella naturale capacità di leggere il mare, anche quando le onde mettevano alla prova equipaggi ed esperienza. Era un canottiere vero, uno di quelli che insegnavano senza bisogno di parlare.
Alla fine degli anni settanta fu tra i pionieri del canottaggio master, continuando a vivere lo sport con lo stesso entusiasmo della giovinezza (in tutti i sensi😁).
Io ho avuto il privilegio di condividere con lui una delle vittorie che porto più nel cuore: un Campionato Italiano Master conquistato al termine di una gara combattutissima. La sera precedente, Renato Gaeta e Sergio Caropreso avevano accidentalmente danneggiato la prua della barca di Lino. Arrivammo alla partenza con molte preoccupazioni, ma con la determinazione di chi non voleva arrendersi. Vincemmo quella gara e ancora oggi, ripensando a quei momenti, mi viene da sorridere immaginando cosa sarebbe successo a Renato se non fossimo riusciti a conquistare quel titolo. È un ricordo che oggi ci strappa un sorriso e che Lino, ne sono certo, avrebbe raccontato con la sua consueta ironia.
Anche fuori dall’acqua è stato un esempio di coraggio e determinazione. Partito da zero nel mondo imprenditoriale, grazie anche al sostegno dell’amico e canottiere Cremonese, costruì con sacrificio il proprio percorso professionale. Ma il successo non lo allontanò mai dal canottaggio. Al contrario, rimase sempre vicino al suo ambiente, aiutando tanti canottieri a inserirsi nel mondo del lavoro e offrendo opportunità a chi ne aveva bisogno. Lo faceva con discrezione, senza cercare riconoscimenti, perché per lui aiutare era un gesto naturale.
Negli anni in cui ho allenato il Posillipo, Lino è stato una presenza costante accanto alla sezione e agli atleti. Ha dedicato tempo, energie e passione al nostro circolo, lavorando sempre per il bene del canottaggio. Anche quando le nostre strade si sono incrociate meno frequentemente, ho continuato a seguire con stima il suo operato come Presidente del Comitato Regionale. In ogni incarico ha dimostrato equilibrio, senso delle istituzioni e una rara capacità di costruire, unire e guardare sempre avanti.
C’è un’immagine che racconta bene la persona che era. Per tutta la vita non ha mai interrotto il rapporto con il suo storico allenatore, Arturo Cascone. Gli incontri settimanali con Arturo e con Ugo De Curtis erano molto più di una piacevole abitudine: erano il segno di una fedeltà profonda ai valori dell’amicizia, della riconoscenza e della memoria. Lino non ha mai dimenticato chi aveva contribuito alla sua crescita come atleta e come uomo.
Alla fine, la misura di una vita non è data dai trofei conquistati o dagli incarichi ricoperti, ma dal bene che si lascia negli altri. E Lino lascia tanto. Lascia il ricordo di un uomo leale, generoso, competente e sempre disponibile. Lascia un esempio che continuerà a vivere in chi ha avuto il privilegio di conoscerlo.
Oggi voglio semplicemente dirgli grazie.
Grazie per ciò che hai dato ai Canottieri del Posillipo. Grazie per ciò che hai fatto per il canottaggio italiano. Grazie per l’amicizia, per l’esempio e per tutto quello che hai saputo trasmettere con il tuo modo di essere.
Ora immagino che tu stia tornando sul mare che hai amato per tutta la vita. Un mare finalmente calmo, dove ogni vogata è leggera e il tempo non ha più confini. Sono certo che porterai con te quel remo di Henley che custodivi con orgoglio nel salotto della tua casa di Posillipo: non come un trofeo, ma come il simbolo di una vita vissuta con passione, sacrificio e dignità.
Buone remate, Lino.
Gianni Postiglione

Gianni Postiglione è dirigente tecnico e allenatore di canottaggio, Coaching Director di World Rowing e commissario tecnico della nazionale greca.
